WORKSHOP 1 / ZONE D’OMBRA

a cura di Roberto Sartor

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ZONE D’OMBRA – è il workshop che ha dato inizio al terzo ciclo di AngolazioniUrbane, quest’anno dedicato all’attivazione di pratiche collettive di indagine e progettazione delle aree sottostanti i cavalcavia della città di Mestre.

Zone d’ombra appunto, non solo perchè in questi luoghi la luce del sole non raggiunge mai tutti gli anfratti, ma perchè sono parentesi all’interno di una città, aree marginali dove i sistemi condivisi di regole sociali trovano uno spazio di sospensione. Per queste loro caratteristiche sono luoghi evitati, inaccessibili, attraversati di fretta e di conseguenza poco conosciuti, mal interpretati, non considerati, specie nelle loro potenzialità. Proprio per questo, la creazione di una piattaforma dedicata ad osservare con attenzione le loro dinamiche interne, diventa strumento per far emergere un mondo sconosciuto, che nasconde dettagli poco visibili, che ha una vita propria ma soprattutto un ruolo sociale di estrema importanza all’interno della città, che non può essere ignorato. La fotografia è stata lo strumento con cui Zone d’Ombra ha svolto questa prima indagine, rivolta nello specifico al cavalcavia di Via della Libertà.  La fotografia come strumento di esplorazione e scoperta, relazione con un luogo e divulgazione di conoscenza, che invita a cercare i dettagli, a leggere le connessioni, a isolarne delle parti per riproporle in forma narrativa, dando luce a ciò che non può essere visto dall’occhio distratto. I partecipanti al workshop hanno affrontato innanzitutto un viaggio all’interno della fotografia, scoprendo la complessità che sta dietro ad un semplice click, esplorandone le potenzialità comunicative e relazionali anche attraverso la contaminazione con altri mondi. Ma essi hanno soprattutto condiviso un metodo, basato non sull’interpretazione individuale dello spazio ma sulla volontà di costruire un progetto comune che contenesse tutte le riflessioni emerse durante il percorso fatto assieme, tralasciando quindi la visione autoriale per dare valore al processo più che al prodotto, considerando il proprio lavoro come parte integrante del possibile ri-pensamento di questo spazio. Il risultato è stata un’azione collettiva, quasi una deriva psicogeografica dadaista, che ha dato vita ad un’opera unica, intesa come rappresentazione astratta di tutta la diversità che sottointende a quello spazio, apparentemente banale, come il cavalcavia di Via della Libertà.  Un manifesto che racconta la mappatura della luce sotto il cavalcavia, la sua variazione che spesso corrisponde ai diversi usi che di esso l’uomo, la natura, la società in generale ne fa. Dalle soluzioni abitative alle stratificazioni storiche, dall’emergere della natura in uno spazio così innaturale a luogo di abbandono di ciò che non serve più, da mercato domenicale di prodotti dell’Est europa a spazio di incontro per una comunità, da luogo di attività illecite a collegamento indispensabile tra due parti di città, da convogliatore di flussi internazionali a luogo di appuntamenti per incontri che necessitano appunto di zone d’ombra. ”Semplicemente” guardando le parti che lo compongono in un modo diverso, immaginandone usi che partano proprio dalle specificità spontanee e ponendolo in relazione con un mondo più ampio, sono emersi spunti, riflessioni, consapevolezze diverse confermando l’importanza delle arti, e in questo caso specifico della fotografia, come strumenti di indagine, conoscenza, divulgazione ma anche come strumenti fondamentali per immaginare mondi nuovi, scenari vasti, per considerare anche le idee utopiche come possibili punti di partenza che possono certamente tornare utili anche a chi questi luoghi li deve progettare e amministrare.

il workshop su tumblr

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